Il Peperoncino nel Mezzogiorno: Da Spezia dei Poveri a Simbolo Culturale
L’Adozione del Peperoncino nel Sud Italia
Dopo la sua introduzione in Europa, il peperoncino si acclimatò in maniera ottimale nelle regioni meridionali, divenendo una risorsa fondamentale per la popolazione. A differenza di spezie costose e importate come la noce moscata o la cannella, il peperoncino era economico e poteva essere coltivato facilmente a livello locale, meritandosi l’appellativo di “spezia dei poveri”. Questa accessibilità permise al peperoncino di radicarsi profondamente nella cucina popolare, diventando non solo un condimento ma un vero e proprio elemento di sostentamento e identità.
Oltre all’uso culinario, il peperoncino ha acquisito un ruolo simbolico e folcloristico. Le ghirlande di peperoncini appese all’esterno delle case, note come “reste,” non erano solo un metodo di essiccazione e conservazione, ma anche un potente talismano, un’usanza che ha paralleli con le antiche credenze degli Aztechi che lo usavano per allontanare gli spiriti maligni. Questa integrazione, che unisce l’ingegnosità pratica con la superstizione e la tradizione orale, dimostra come il peperoncino sia diventato un elemento chiave della storia e della cultura del Mezzogiorno.
Calabria: Il Regno del Peperoncino
In nessuna altra regione italiana il peperoncino è così centrale come in Calabria. Qui, è il sovrano indiscusso della gastronomia, con un’integrazione profonda che va oltre il semplice condimento. La regione vanta un’Accademia Italiana del Peperoncino che ne tutela e promuove l’eredità. Dire “peperoncino calabrese” è riduttivo, data la miriade di varietà autoctone, tra cui il Diavolicchio di Diamante (noto anche come “peperoncino a sigaretta”), il Tondo, il Guglia (o Lungo), il Naso di Cane, il Ciliegino e il Corno di Calabria.
Il peperoncino è l’ingrediente base di prodotti iconici come la ‘Nduja di Spilinga, un salume spalmabile in cui il peperoncino, in varietà come il Naso di Cane e il Corno di Toro, funge non solo da insaporitore ma anche da conservante. Altre preparazioni tipiche includono la “Bomba Calabrese,” un misto di verdure tritate in olio e peperoncino, e la Sardella (o “caviale calabrese”), una crema di pesce piccante.
Altre Eccellenze del Sud
La penetrazione del peperoncino si estende a tutto il Sud, dando vita a creazioni uniche:
- Basilicata: L’eccellenza lucana è rappresentata dal “peperone crusco”. È fondamentale comprendere che “crusco” non è una varietà di peperoncino, ma una tecnica di preparazione che rende croccante il peperone di Senise IGP, una cultivar di
Capsicum annuum dolce, con polpa sottile e basso contenuto d’acqua. Questi peperoni essiccati vengono fritti in olio bollente per pochi secondi fino a diventare croccanti. Possono essere utilizzati come chips, in polvere come “zafferano lucano,” o in piatti tradizionali con baccalà, patate o su una pasta come le frizzul ca muddica. - Puglia e Campania: Il peperoncino è protagonista in diverse ricette pugliesi, come i taralli, le orecchiette con peperoncini piccanti o le “bombe di peperoncino”. In Campania, è l’ingrediente principale di piatti come i fagioli alla carrettiera e le Papaccelle napoletane imbottite, un’usanza che ha radici profonde nella tradizione popolare della regione.
L’adozione e l’elevazione del peperoncino nel Mezzogiorno non sono un caso, ma un modello di resilienza e ingegno culinario. Un frutto inizialmente percepito come un surrogato economico delle spezie esotiche è stato trasformato in un simbolo distintivo e identitario della cucina locale. I popoli del Sud hanno saputo valorizzare questa risorsa economica e di facile coltivazione, portandola dalle cucine più umili alla haute cuisine, un processo che dimostra come l’ingegnosità possa trasformare la necessità in una forma d’arte gastronomica riconosciuta universalmente.
Chili Pepper in the South: From Poor Man’s Spice to Cultural Symbol
The Adoption of Chili Pepper in Southern Italy
After its introduction to Europe, chili acclimatized optimally in the southern regions, becoming a vital resource for the population. Unlike expensive imported spices like nutmeg or cinnamon, chili was affordable and could be easily cultivated locally, earning the nickname “spice of the poor.” This accessibility allowed chili to deeply root itself in popular cuisine, becoming not just a seasoning but a true element of sustenance and identity.
In addition to its culinary use, chili pepper has acquired a symbolic and folkloric role. The garlands of peppers hung outside homes, known as “reste,” were not only a method of drying and preservation but also a powerful talisman, a practice that has parallels with the ancient beliefs of the Aztecs who used it to ward off evil spirits. This integration, which combines practical ingenuity with superstition and oral tradition, demonstrates how chili pepper has become a key element in the history and culture of Southern Italy.
Calabria: The Kingdom of Chili Pepper
In no other Italian region is chili pepper as central as in Calabria. Here, it is the undisputed sovereign of gastronomy, with a deep integration that goes beyond mere seasoning. The region boasts an Italian Academy of Chili Pepper that safeguards and promotes its heritage. To say “Calabrian chili pepper” is reductive, given the myriad of indigenous varieties, including the Diavolicchio di Diamante (also known as “cigarette pepper”), the Tondo, the Guglia (or Lungo), the Naso di Cane, the Ciliegino, and the Corno di Calabria.
Chili pepper is the key ingredient in iconic products like ‘Nduja from Spilinga, a spreadable salami where the chili, in varieties such as Naso di Cane and Corno di Toro, serves not only as a flavoring agent but also as a preservative. Other typical preparations include “Bomba Calabrese,” a mix of chopped vegetables in oil and chili, and Sardella (or “Calabrese caviar”), a spicy fish spread.
Other Excellences of the South
The penetration of chili peppers extends throughout the South, giving rise to unique creations:
- Basilicata: The Lucanian excellence is represented by the “peperone crusco.” It is essential to understand that “crusco” is not a variety of chili pepper, but a preparation technique that makes the pepper from Senise IGP crispy, a cultivar of Capsicum annuum sweet, with thin flesh and low water content. These dried peppers are fried in boiling oil for a few seconds until they become crunchy. They can be used as chips, in powder as “Lucanian saffron,” or in traditional dishes with cod, potatoes, or in a pasta like frizzul ca muddica.
- Puglia and Campania: Chili pepper is a key ingredient in various Apulian recipes, such as taralli, orecchiette with spicy peppers, or “chili bombs.” In Campania, it is the main ingredient in dishes like beans alla carrettiera and stuffed Neapolitan Papaccelle, a tradition deeply rooted in the region’s popular culture.
The adoption and elevation of chili peppers in the South is not just a coincidence, but a model of resilience and culinary ingenuity. A fruit initially perceived as an economic substitute for exotic spices has been transformed into a distinctive and identity symbol of local cuisine. The peoples of the South have managed to enhance this economic and easily cultivated resource, bringing it from the humblest kitchens to haute cuisine, a process that demonstrates how ingenuity can turn necessity into a universally recognized form of gastronomic art.

