Le radici del capsicum e la traversata dell’Atlantico
Il peperoncino appartiene al genere Capsicum, parte della famiglia delle Solanaceae, la stessa a cui appartengono piante comuni come patate, pomodori, melanzane e tabacco. Nonostante le somiglianze nel nome e nel sapore pungente con il pepe (Piper nigrum), le due piante non sono affatto correlate dal punto di vista botanico. Le migliaia di varietà esistenti oggi derivano da cinque specie principali che sono state domesticate in diverse aree del continente americano oltre 9.000 anni fa. Le specie più rilevanti includono C. annuum (domesticato in Messico), C. baccatum (Bolivia e Perù), C. chinense (Amazzonia), C. frutescens (America Centrale meridionale) e C. pubescens (Ande). In particolare, C. annuum var. glabriusculum è il progenitore selvatico del più comune C. annuum var. annuum, la varietà commerciale più diffusa.
Il viaggio del peperoncino verso il resto del mondo iniziò con la scoperta delle Americhe. Cristoforo Colombo lo trovò già nel 1493, portandolo in Spagna. Spagnoli e Portoghesi giocarono un ruolo determinante nella sua successiva diffusione, con il peperoncino che raggiunse rapidamente la Turchia e il Mediterraneo, l’Africa, la penisola arabica e l’India all’inizio del XVI secolo. Da qui, i Turchi contribuirono alla sua espansione in Europa centrale, in particolare in Ungheria, dove dalla sua lavorazione nacque la paprika, l’oro rosso.
È interessante notare come la nomenclatura scientifica possa essere il risultato di malintesi storici. Il nome Capsicum deriva dal termine latino capsula, un diminutivo che allude alla forma del frutto, una piccola scatola che racchiude i semi. Tuttavia, il nome della specie C. chinense fu assegnato erroneamente dal naturalista Nikolaus Joseph von Jacquin nel 1777, che lo descrisse credendolo di provenienza cinese, mentre le evidenze botaniche ne collocano l’origine in Amazzonia. Questo esempio dimostra come la classificazione scientifica, pur essendo fondamentale, possa talvolta riflettere dinamiche e fraintendimenti storici, e che la diffusione di una pianta non sempre corrisponde alle sue origini.
The Roots of Capsicum and the Crossing of the Atlantic
Il peperoncino appartiene al genere Capsicum, parte della famiglia delle Solanaceae, la stessa a cui appartengono piante comuni come patate, pomodori, melanzane e tabacco. Nonostante le somiglianze nel nome e nel sapore pungente con il pepe (Piper nigrum), le due piante non sono affatto correlate dal punto di vista botanico. Le migliaia di varietà esistenti oggi derivano da cinque specie principali che sono state domesticate in diverse aree del continente americano oltre 9.000 anni fa. Le specie più rilevanti includono C. annuum (domesticato in Messico), C. baccatum (Bolivia e Perù), C. chinense (Amazzonia), C. frutescens (America Centrale meridionale) e C. pubescens (Ande). In particolare, C. annuum var. glabriusculum è il progenitore selvatico del più comune C. annuum var. annuum, la varietà commerciale più diffusa.The journey of the chili pepper to the rest of the world began with the discovery of the Americas. Christopher Columbus found it in 1493, bringing it to Spain. Spaniards and Portuguese played a crucial role in its subsequent spread, with the chili quickly reaching Turkey and the Mediterranean, Africa, the Arabian Peninsula, and India in the early 16th century. From here, the Turks contributed to its expansion into central Europe, particularly in Hungary, where its processing gave birth to paprika, the red gold.
It is interesting to note how scientific nomenclature can result from historical misunderstandings. The name Capsicum derives from the Latin term capsula, a diminutive that refers to the shape of the fruit, a small box that encloses the seeds. However, the species name C. chinense was incorrectly assigned by the naturalist Nikolaus Joseph von Jacquin in 1777, who described it believing it to be of Chinese origin, while botanical evidence places its origin in the Amazon. This example demonstrates how scientific classification, while fundamental, can sometimes reflect dynamics and historical misunderstandings, and that the spread of a plant does not always correspond to its origins.

